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Bonnie

BONNIE
ricordi, ricordi...




BONNIE

Bonnie.
Il Razziatore emise un grido disperato saltando in piedi. Mentre le immagini del suo passato si riflettevano nei suoi occhi, spalancati dal terrore.
"NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!"
Con un sobbalzo, il Razziatore si accorse di trovarsi a casa sua. Era stato tutto un incubo. O un ricordo. O come volete vederlo.
"Papà? Cosa sta succedendo?" disse una voce dalla camera affianco. Aveva svegliato Trip, con il suo grido. Maledicendo sè stesso, il Razziatore rispose:
"Niente... non è niente, Trip. Deve essere stato un gatto per strada. Torna pure a dormire."
Appoggiando la testa fra le mani, il Razziatore si sedette sul letto mentre gli orribili ricordi tornavano alla sua mente.
Bonnie...
Con un sospiro, si volse verso la foto che teneva al comodino. Ritraeva una splendida aquila con le piume brune, e lunghi capelli scuri. I suoi occhi verdi, quegli occhi che avevano significato così tanto per il Razziatore, brillavano nell'oscurità.
Con mani tremanti, il Razziatore prese la fotografia e la osservò.
"Mi manchi tanto, Bonnie." sussurrò, mentre una lacrima scese lentamente sulla sua guancia. "Mi manchi così tanto. Non sai cosa darei per poterti ancora avere qui con me."
Mentre le lacrime annebbiavano la sua vista, il Razziatore sospirò, osservando dalla finestra le stelle. E il pensiero volò indietro. Molto indietro.

Era una missione pericolosa. Questo il Razziatore lo sapeva. Non era nemmeno sicuro di trovarsi del tutto a suo agio in Egitto. Ma l'Organizzazione aveva ordinato così. E lui sapeva di non poter disobbedire.
"Ti consiglio di non muoverti, cronauta!" sibilò una voce in fronte a lui. Un tempoliziotto, l'arma in pugno, gli stava mirando contro.
Il Razziatore ebbe un sorriso sarcastico.
"Credi di spaventarmi, tempoliziotto?" ghignò. E cercò di tornare indietro nel tempo. Ma la sua cronovela era bloccata. Gli arrivò la risata di scherno dell'avversario.
"Siamo in un periodo di bonaccia temporale, cronauta!" disse. "Non puoi far altro che arrenderti!"
"Lo dici tu!" esclamò il Razziatore balzando di lato. Ma si trovava su una rupe alta e stretta. E precipitò nel Nilo. Con sgomento, si accorse di non riuscire a nuotare. Era troppo grosso, e appesantito dagli stivali e dalla maschera. Inoltre, i Tempoliziotti l'avrebbero preso. Mentre si inabissava, il Razziatore chiuse gli occhi, e disse addio.
Il tempoliziotto non vide l'ombra nascosta dietro i giunchi. Sentì solo delle voci. Voci egizie. Stavano andando la quella parte.
"Oh no!" esclamò. Sapeva che stavano andando incontro a un anacronismo, e della peggior specie. Perciò, si affrettò a lasciare frettolosamente la palude. Non appena fu abbastanza lontano, un'aquila si lanciò in acqua. Dietro il Razziatore.
Era il primo incarico di Bonnie. Ma aveva riconosciuto quell'altro Rapace. L'aveva già visto all'Organizzazione. Era della sua stessa specie. Era della sua stessa gente. Un ladro, come lei. Rapidamente, Bonnie lo afferrò e nuotò in superficie. Quindi, premette un pulsante sulla sua Cronovela. Ed entrambi si dissolsero.

"Ooooh... che mal di testa... ma... ma dove sono?" il Razziatore aprì di sfuggita un occhio e sobbalzò rendendosi conto di trovarsi in una camera che non aveva mai visto prima. Cercò di alzarsi, ma un dolore alla testa lo fece cadere seduto. Mentre ancora cercava di capire dove si trovasse, la porta della stanza si aprì. Ed entrò lei.
All'inizio, il Razziatore pensò che fosse una conseguenza del colpo in testa. Ma l'essere celestiale di fronte a lui era in carne e ossa. Era la più bella fanciulla che avesse mai visto.
"Oh, sei sveglio!" esclamò l'aquila con un sorriso dolcissimo. "Era anche ora! Hai dormito per tre giorni di fila, cominciavo a preoccuparmi."
Il Razziatore rimase a guardarla, sbalordito. Non credeva che potesse esistere, al mondo, qualcosa di così vicino alla perfezione. Ma lei lo era.
"Io mi chiamo Bonnie." disse la bella aquila, sedendosi accanto a lui. "Qual'è il tuo nome?"
"I... io?" domandò il Razziatore, senza fiato.
"Ti chiami Io? Be', è un nome piuttosto insolito." disse lei.
"N... no, no, cioè, volevo dire, puoi chiamarmi Razziatore, ma... ma..." il Razziatore era ancora troppo sorpreso per parlare. "D.. dove mi trovo?" domandò.
"Be', non te la stavi cavando troppo bene al Nilo. Quel tempoliziotto avrebbe catturato una salma. Così ti ho dato una mano." sorrise Bonnie.
"Cosa?"
"Non ci vuole molto a imitare il nuoto di un coccodrillo. E il tuo tempoliziotto non poteva certo mostrarsi a degli antichi egizi, non pensi anche tu?" domandò Bonnie. "Così mi sono tuffata e ti ho portato qui."
"Tu? Tu mi hai salvato la vita?"
"Dalle mie parti si dice "grazie", non "tu mi hai salvato la vita". Tu capire me?" domandò Bonnie, scoppiando a ridere. "Scusami tanto, era una battuta."
In un'altra occasione, il Razziatore si sarebbe vergognato di essere stato salvato da una donna. Ma adesso ammirava molto il sangue freddo di quella Bonnie.
"L'ho capito. Comunque devo proprio ringraziarti, sei stata forte. Non ce l'avrei mai fatta, senza di te." disse.
"Figurati. Credevo di averti visto all'Organizzazione, per questo ti ho aiutato. E' vero? Sei uno dei nostri? O mi sono sbagliata?"
"Certo che sono uno dei vostri! Sono il migliore agente dell'organizzazione, io!" disse il Razziatore.
Bonnie rise.
"Bene, allora mi perdonerai se ancora non ti conoscevo. Del resto io sono praticamente nuova all'Organizzazione. Ma tant'è."
Il Razziatore era insieme felice e sorpreso allo stesso tempo. Non gli era mai capitato di provare un sentimento del genere, eppure adesso sentiva che avrebbe potuto ascoltare per tutta la vita la dolcissima voce di Bonnie.

Malgrado tutto, il Razziatore non riusciva a dimenticarla. Erano passate due settimane e lui era rientrato in servizio. Ma, in qualunque tempo si trovasse, continuava a sperare di rivederla. In qualche modo, la dolcezza di Bonnie era rimasta nel suo cuore. Continuava a rivedere quegli occhi verdi, quel sorriso affascinante. E gli mancava.
"Razziatore! Ehi, Razziatore!"
Troppo occupato a pensare alla bella aquila, il Razziatore non si accorse che qualcuno lo stava chiamando. Fino a quando una mano non gli cadde sulla spalla.
Il Razziatore riconobbe gli artigli perfettamente limati. Le piume brune. E la voce che esclamò:
"Razziatore! Sei sordo? E' un secolo che ti chiamo!"
Con un sobbalzo, il Razziatore si voltò. Eccola. Bonnie. L'aveva cercata per tutti i tempi, e ora invece l'incontrava di nuovo, nel suo tempo, il XXIII° secolo...
"C... c... ciao, B... Bonnie." balbettò.
"All'inizio credevo che i miei occhi mi avessero ingannata! Invece sei proprio tu!" disse Bonnie.
"Sì, sono io..." rispose il Razziatore. Bonnie sorrise.
"Non sei cambiato."
"N... nemmeno tu..."
"Bene, allora." disse Bonnie con un sorriso. "Volevo solo salutarti."
Quindi, si allontanò. Il Razziatore rimase a guardarla, sentendosi improvvisamente molto solo.

"Bonnie..."
Il Razziatore si sorprese a pensare di nuovo a lei. Ma non era il momento... no, niente Bonnie. Era in missione nell'era Napoleonica, aveva un furto da commissionare... e l'avrebbe commissionato! Non vedeva perchè non avrebbe dovuto.
Con un sogghigno, entrò furtivamente nel grande palazzo. Versailles non era esattamente dove avrebbe voluto passare le vacanze, ma del resto il diamante Gemto era troppo ben considerato nel 23° secolo. Il suo mandante era un riccone. Il Razziatore era sicuro che, se questo colpo fosse andato a buon fine, avrebbe potuto comprare la villetta clandestina che aveva sempre sognato.
Finalmente, ecco il diamante. Ma c'era un tizio - un francese dal ridicolo parrucchino - che stava per aprire la teca di vetro.
"Tanti saluti, cappellone!" rise il Razziatore, spedendolo qualche centinaia di chilometri più lontano. "MI ha anche semplificato il lavoro! Così non dovrò vedermela con allarmi noiosi!" sogghignò. "Rubare è uno scherzo, se hai una cronovela."
"Sono esattamente d'accordo." disse una voce. Il Razziatore si volse sorpreso, incespicando.
"Tu... qui?" esclamò sorpreso.
Bonnie sorrise.
"E' destino che ci incontriamo sempre, a quanto pare!" esclamò, scivolando agilmente di fronte a lui. "Come te la passi?"
"Non c'è male. Potrebbe andare meglio. Per esempio, potremmo parlarne nel ventitreesimo secolo." propose il Razziatore.
"Sono appena partita dal ventitreesimo secono e non ho intenzione di preparare le valigie così in fretta."
"Okay, se non l'hai capito: teliamo di qui, e in fretta! Ma a proposito, Bonnie... tu che ci fai qui?"
"Potrei farti la stessa domanda."
"Il signor Viktor Trekkerex mi ha incaricato di portargli il diamante Gemto."
"Ah, davvero?" Bonnie inarcò un sopracciglio. "Allora il mister non aveva grande fiducia in nessuno di noi due."
"Cosa..? Vuol dire che anche tu...?"
"Esatto. Viktor Trekkerex mi ha incaricato di rubare il diamante Gemto."
Il Razziatore ci mise un po' ad assimilare la notizia. Se quel che stava dicendo era vero, in quel caso lui e Bonnie erano rivali...
"E allora?" domandò.
Bonnie si strinse nelle spalle.
"Nel caso tu non lo sappia, è un'ora che sono appostata qui." disse.
"Bene, allora. Sei arrivata prima tu."
"Però il diamante l'hai preso tu."
"Siamo avversari?"
"Suppongo che il signor Viktor volesse proprio questo. La legge del più forte, non è così?"
"E tu cosa ne pensi?"
Bonnie scosse il capo.
"Oh, accidenti. Se l'avessi saputo non avrei partecipato a questa missione." esclamò.
Il Razziatore le tese il gioiello.
"Tieni."
"Cosa?"
"Dì a mister Trekkerex che il Gemto l'hai rubato tu. A me non importa. E poi non potrei mai... non oserei mai rubare la vittoria a una creatura carina come te." disse il Razziatore, diventando alquanto rosso.
Bonnie rise scuotendo i lunghi capelli scuri.
"Nemmeno per idea." disse. "L'hai rubato tu e lo consegnerai tu."
"Ma io non voglio..."
"Io avrei un'idea... perchè voi due non mi consegnate il Gemto e vi lasciate arrestare?" suggerì una voce. Tre Tempoliziotti, armati fino ai denti, irruppero nella sala.
"Non mi avrete, miserabili tempoliziotti!" sibilò il Razziatore.
"Sta' buono e lascia fare a me!" lo zittì Bonnie. Quindi si rivolse ai Tempoliziotti. "Okay, volete il Gemto? Venitelo a prendere." e così dicendo, porse il gioiello ai tre.
"Ehm... sergente, che facciamo?" domandò uno.
"Dammi qua, maledetta cronauta!" sibilò il sergente, prendendo il Gemto dalle mani di Bonnie. L'attimo dopo, però, la zampa dell'aquila scattò facendogli lo sgambetto, e il tempoliziotto cadde. Bonnie volò velocemente a recuperare il Gemto. Cioè, proprio volò. Si sollevò da terra e fluttuò velocemente nell'aria per recuperare il gioiello.
"Bonnie... sei una levitante!" esclamò il Razziatore, stupefatto. "Proprio come me!"
"Dev'essere una cosa di famiglia, allora..." scherzò Bonnie.
Mentre uno dei due tempoliziotti rimasti correva ad aiutare il sergente, l'altro mirò a Bonnie e il Razziatore.
"In alto le mani, criminali!"
Bonnie scosse il capo.
"Non credo proprio." disse candidamente. L'attimo dopo, lanciò un formidabile gancio sinistro al tempoliziotto.
L'unico ancora in piedi non si curò dei compagni che si lamentavano. Si buttò in ginocchio piagnucolando.
"Vi prego vi prego vi prego, non fatemi del male! Io sono una recluta! Lo giuro!"
"Briax, verrai degradato per questo!" urlò il sergente cercando di rialzarsi.
"Ma se sono una recluta!"
Bonnie sorrise al Razziatore e gli lanciò il Gemto.
"Ti ho mai detto che amo il tuo modo di combattere, Bonnie?" domandò il Razziatore, ancora sorpreso dallo stile, alquanto inconfondibile, di Bonnie.
Lei sorrise.
"Grazie del complimento. Ma direi che adesso per noi è il momento di levare le tende."

Attraverso le spesse lenti degli occhiali quadrati, Trekkerex squadrò il Razziatore. Era un ratto dal pelo nero come l'inchiostro, sporco e arruffato, e lunghi artigli color ardesia. La sua coda spelacchiata penzolava di fianco alla sedia, intarsiata d'oro e velluto, su cu era seduto. Le sue zampe anteriori erano appoggiate sulla scrivania legnosa nel suo ufficio. Tutto arredato con sfarzo, dal punto di vista di un ratto. Le poltrone erano bucate e impolverate, le tende strappate, i vetri rotti. Il grosso ratto indossava una vestaglia color porpora e pantofole color muschio, il che metteva in risalto la magrezza impressionante.
Al Razziatore, Trekkerex non piaceva. Ma del resto, era ricco, molto ricco. Pensando al diamante Gemto, ebbe una fitta di nostalgia ricordando Bonnie. Non l'aveva più vista: dopo che erano fuggiti nel terzo secolo, lei era scomparsa. E aveva lasciato il diamante Gemto. Con un sospiro, il Razziatore si chiese se l'avrebbe mai rivista. Sarebbe stato terribile vivere senza Bonnie.
"Bene, bene, e così lei avrebbe qui il diamante Gemto?" domandò con un sogghigno idiota, scoprendo gli orridi denti marroncini.
"Cos'è, signor Trekkerex?" domandò il Razziatore. "Non mi crede? Ecco il suo prezioso diamante Gemto!"
Senza tanti complimenti, il Razziatore sbattè sulla scrivania un piccolo forziere di legno. Viktor lo aprì con impazienza e il diamante Gemto illuminò la stanza. Il ratto sembrò sorpreso, ma solo un poco.
"Bene." disse, aprendo un cassetto ed estraendone un mazzetto di banconote. "Questo è quanto le devo. Ma mi dia il permesso di dirle... non credevo che lei potesse davvero rubare il diamante Gemto."
Il Razziatore si sforzò di rimanere impassibile.
"Ma davvero?"
"Proprio così. Per questo ho... per così dire, commissionato il furto anche a un'altra sua... collega." disse Viktor con tutta calma.
"Lo so." sbadigliò il Razziatore. "Ho incontrato Bonnie proprio sulla strada."
"Che cosa? L'ha incontrata?" adesso sì che Viktor sembrava sbalordito.
"Proprio così."
Il ratto cercò di mascherare la sorpresa. Fingendosi indifferente all'argomento, si contemplò le unghie.
"Il pollo sta friggendo di curiosità." pensò il Razziatore.
Viktor sembrò decidere che l'artiglio destro non era abbastanza affilato, perchè lo rosicchiò con i suoi orribili denti marroncini.
"Ma che SCHIFO!" urlò il Razziatore.
"Come, prego?" domandò Viktor, sollevando su di lui due occhi di brace.
"Io? Non ho detto niente." ringhiò il Razziatore, affrettandosi a prendere le sue banconote.
"A quanto pare, signor mio, lei si è dimostrato molto in gamba. Questo significa che mi sbagliavo. La prossima volta eviterò di dare un compito così importante a un'incapace come la signorina Bonnie..."
Il Razziatore perse le staffe. Si chinò sulla scrivania, afferrò Viktor per il bavero della vestaglia e lo sollevò per aria.
"Non osare dire che Bonnie è un'incapace, tu, razza di bruto... tu, razza di idiota..." ringhiò.
"Come si permette!" urlò Viktor. "Guardie! A me!"
"Chiamali pure, i tuoi miserabili leccapiedi, verme!" sibilò il Razziatore. "Anch'io ho una mezza intenzione di parlare con qualcuno... con la tempolizia!"
Viktor diventò pallido come una cavia, un topo bianco.
"Aspetta... possiamo parlarne..." balbettò.
"C'è un solo modo per parlare a gente come te!" sibilò il Razziatore, dandogli un pugno nello stomaco. Il ratto andò a sbattere contro la libreria nell'angolo e un mare di volumi polverosi gli caddero in testa. "Questo anche da parte di Bonnie!" ringhiò il Razziatore, e uscì sbattendo la porta.
"Quel maledetto! Ma gliela farò pagare per questo!" urlò Viktor saltando in piedi.
"No, io non credo." disse una voce, e con un solo, massiccio pugno, Kronin sfondò la porta dell'armadio in cui era stato nascosto per tutto il tempo.
"Huè, ciccio, vacci piano con la boxe!" gridò Viktor. "Quello era un armadio neoclassico barocco! Mi è costato un occhio della testa!"
Kronin lo afferrò per le orecchie con fare decisamente minaccioso.
"Come mi hai chiamato, ratto?" sibilò.
"Io? In nessun modo, mio signore!" rispose Viktor, pallido come un cadavere. Senza tatnti complimenti, Kronin lo scagliò a terra.
"Non sarai tu a vendicarti del Razziatore. C'è tempo. E poi, adesso sono sicuro che quella Bonnie rappresenta qualcosa per lui." disse Kronin.
"Sì Kronin, tu hai sempre ragione." ringhiò Viktor.
"Bene. Tieniti il tuo stupido diamante e stai fuori dalla mia strada, sorcio!" sibilò Kronin, dirigendosi a passo imperioso verso una porta laterale che doveva portare a un'uscita secondaria.
"Buona giornata a te, signor Kronin." disse amaramente Viktor.
"Ah, Viktor?" Kronin tornò sui suoi passi con un sorriso falsissimo.
"Sì?"
"Ci tenevo ad avvertirti che presto riceverai una... visita di cortesia, da parte della Tempolizia. Oh, che peccato, vero?" sogghignò Kronin.
"COSA?" domandò Viktor, pallido come un morto. "Tu... tu mi hai tradito?"
"Tradito è una parola grossa, Vicky... diciamo che i tuoi servigi non mi erano più necessari." disse Kronin. "Sayonara!"
"Sei... sei veramente un cesso!" ringhiò Viktor. Kronin si fermò di colpo.
"Non ho capito bene, sorcio!" sibilò. "Hai detto... cesso... a me?"
"Sì! Proprio così, signor Kronin!" replicò Viktor, scoprendo gli artigli con aria vendicativa.
"Bene. Benissimo. Questo chiude i conti fra noi due!" replicò Kronin, colpendo Viktor con un raggio arancione. Colpito dalla potenza del raggio, Viktor venne scagliato fuori dalla finestra, dove rimase a penzoloni, appeso al davanzale.
"Aiuto! Guardie! Venite subito qui!" gridò, cercando di non scivolare.
"Non mi ci vorrebbe niente a farti spiaccicare sull'asfalto, Viktor." disse Kronin con un sorrisetto. "Basterebbe un colpo dei miei artigli. Ma voglio darti una possibilità... quanto è forte un ratto con le dita spezzate?"
L'attimo dopo, abbassò con forza il vetro della finestra sulle dita di Viktor. Il ratto gridò di dolore, continuando a fare tutto il possibile per rimanere aggrappato.
"Torna qui, canaglia, imbroglione!" gridò, mentre il volto ghighante di Kronin scompariva dalla stanza. "Torna qui, lurido impostore bast..."
Ma non fu Kronin ad aprire la finestra e trarre in salvo Viktor, bensì la sua coniuge, una pantegana grigia di nome Elke.
"Viktor! Cosa è successo...?" domandò Elke.
"Facciamo i bagagli, Elke. Quel traditore di Kronin ci ha venduti alla Tempolizia!"

Ancora ringhiando contro Viktor e tutto il suo palazzo di ratti, il Razziatore sbattè la porta principale, ignorando un ratto spelacchiato che fungeva da maggiordomo.
"Speriamo di rivederla presto!" sibilò il ratto, con l'aria di aspettarsi esattamente il contrario.
"Sì, aspetta e spera, verme!" rispose il Razziatore, proseguendo furioso. Non si era allontanato di molto, quando udì una voce inconfondibile chiamarlo.
"Razziatore!" Bonnie stava correndo verso di lui.
"Ciao!" sorrise. "Hai consegnato il Gemto?"
Il Razziatore annuì, mostrando le banconote.
"Come hai intenzione di spendere quel denaro?" chiese Bonnie, incuriosita.
"Be', pensavo di comprarmi finalmente una casa."
"Ah, capisco." Bonnie scosse il capo. Il Razziatore le porse le banconote.
"Tienile tu. Ti spettano di diritto."
"Che cosa? Assolutamente no! Devi comprarti una casa, sì o no?" esclamò lei.
"Oh, non è così importante. Non sarei felice comunque, se tu non prendessi questi soldi."
"No. Assolutamente no. Non li voglio e non mi servono." Bonnie battè il piede a terra.
"Ma Bonnie..."
"Se non te li tieni, ti avverto che li butto in un tombino!" minacciò Bonnie.
"No! Assolutamente no! Non accetterò mai di rubare qualcosa... a te." disse il Razziatore, incontrando quei meravigliosi occhi verdi.
I loro sguardi rimasero sospesi per un momento lunghissimo. Poi, Bonnie sorrise.
"Allora dividiamo?" propose.
"Con te dividerei la mia stessa vita, Bonnie." disse il Razziatore. Bonnie rise.
"Devo considerarlo un invito a cena?" domandò.
"Be'. Se proprio..."
Bonnie non lo lasciò finire; si lanciò tra le sue braccia e lo baciò sul becco. Il Razziatore rimase sbalordito. Forse Bonnie lo amava quanto lui amava lei? Forse...
Lei sorrise con aria dolce, quindi domandò, con un sorrisetto:
"Allora, quando li mangiamo, questi confetti... amore mio?"

Effettivamente, i confetti vennero molto prima del previsto. O, almeno, prima di quanto il Razziatore potesse pensare. In due mesi scarsi non era più solo fidanzato, ma addirittura sposato. Era troppo bello per essere vero. Aveva una famiglia, e sopratutto una famiglia con Bonnie!
Però, quel giorno, Bonnie sembrava stranamente allegra, quando tornò a casa.
"Che c'è, Bonnie?" domandò il Razziatore, sorpreso. "Cos'è tutta questa allegria?"
Bonnie sorrise.
"Be', mio caro..."
"Sì?"
"Quanti siamo, in casa?"
"Be', tu e io."
Bonnie rise.
"E se io ti dicessi che c'è un terzo inquilino?" domandò.
"Un terzo... che?" il Razziatore sembrò sorpreso. All'inizio non capì nemmeno bene. Poi l'idea cominciò a farsi strada nella sua mente. "Bonnie, non sarà mica che tu...?"
Bonnie annuì con un sorriso smagliante. Il Razziatore rimase spiazzato.
"C... come sarebbe a dire?" balbettò. "C... cioè, questo significa che tu e io...?"
"Saremo mamma e papà." disse Bonnie con un sorrisetto.

Il loro piccolo nacque davvero, e fu chiamato Trip. Malgrado Bonnie dicesse che era tutto suo padre, il Razziatore era convinto che avesse gli occhi di sua madre. Erano una famiglia perfettamente felice, e il Razziatore non poteva chiedere niente di più. Tanta felicità suonava stonata agli occhi, assai vendicativi, di Kronin, che detestava il Razziatore e tutta la sua famiglia. Ma sembrava che l'odio, l'amarezza di Kronin non potessero scalfire la gioia della famiglia di Bonnie e del Razziatore. Erano lontani dall'odio, lontani dalla gelosia: per loro esisteva solo la felicità, e il loro amore. Ed entrambi fecero del loro meglio per allevare Trip. Ma il compito non si preannunciò facile: il piccolo aveva un carattere decisamente ribelle e la sua prima parola fu "NO". E da quel momento, sempre NO, NO e NO. Inoltre, era terribilmente curioso e aveva lo spirito ladresco dei suoi genitori. Appena nato, si impossessò illegalmente del ciuccio di un coetaneo, e a un altro rubò un orsetto di peluche. Ma i genitori dei due derubati non riuscirono mai a beccare Trip, che con i suoi occhioni innocenti, e la sua aria incolpevole, non sembrava affatto un ladro.
Andò avanti così per tre anni. Il Razziatore e Bonnie pensavano che sarebbe andata avanti per sempre. Ma non fu così. Kronin capì che l'unico modo per distruggere la felicità intorno al Razziatore, era proprio separarlo dalla sua famiglia. E sapeva come. Sapeva come...

Mentre tornava a casa con il piccolo Trip, Bonnie udì distintamente le parole: "togliere di mezzo il razziatore" e si voltò di scatto. Un gruppetto di maldicenti stava parlando con Kronin. Bonnie lo conosceva, seppur di sfuggita. Era un avversario di suo marito. E uno senza scrupoli.
"Già, sta diventando una spina nel fianco." disse uno di loro.
"Bisogna toglierlo di mezzo."
"So io come fare." sogghignò Kronin. "Domani... be', il Razziatore dovrà fare un colpo importante dalle parti di Pavia... la Pavia del ventesimo secolo, cioè. Bene, sarà vulnerabile. La casa è abbandonata. Non c'è proprio niente da rubare. Ma lui non lo sa."
"Vuoi forse dire che.."
"... sei stato tu, Kronin?"
"Non proprio. Uno dei miei... conoscenti, ha lautamente pagato il Razziatore per recarsi da quelle parti. Sarà vulnerabile. Indifeso. E non ci sarà nessuno a salvarlo."
"Ah ah ah, ma certo! Pavia, la Casa delle Nebbie, alle 23.40! Il Razziatore ci cascherà come un pollo!"
Bonnie aveva sentito abbastanza. Tenendo Trip stretto a sè, si allontanò a passo svelto. "Non l'avrai, Kronin!" sibilò. "Mio marito vivrà! Che tu lo voglia o no!"
Peccato per lei non vedere quello che accadde quando fu abbastanza lontana. Uno degli uomini di Kronin sbucò fuori da dietro un edificio.
"Sei sicuro che abbia sentito?" domandò Kronin.
"E come no? Si è fermata ad ascoltarvi. Da' retta a me, Kronin. Domani, a Pavia, ci sarà anche Bonnie, sono sicuro." disse quello.
"Bene." rise Kronin.

Il Razziatore non sospettava niente. Era persino troppo occupato per ascoltare Bonnie che cercava di parlargli. Con quel colpo, sarebbe diventato ricco. Avrebbe finalmente portato Bonnie e Trip in salvo. Da qualche tempo Kronin era spaventosamente attorno alla sua famiglia, e il Razziatore temeva per le vite delle due creature che più amava al mondo. Ma con i soldi che avrebbe guadagnato, si sarebbero trasferiti in una casa dove nessun Kronin sarebbe mai entrato.
"Razziatore, ti prego, ascoltami!" esclamò Bonnie.
"Mi dispiace, Bonnie. So che in questi giorni ti ho dedicato poco tempo, e anche a Trip. Dopo questo colpo, sarà tutto finito, te lo prometto." disse il Razziatore, prima di partire. "No..." esclamò Bonnie. Ma era già andato. "Aspettami, amore mio, sto arrivando! Non ti lascerò solo!" esclamò Bonnie, programmando la sua cronovela.

"Ecco la Casa delle Nebbie! Mi domando perchè mai uno dovrebbe andare a rubare da queste parti. Boh, i ricchi sono tutti mezzi matti." disse il Razziatore, dirigendosi verso la casa desolata. Non si accorse di Bonnie che lo seguiva. Non si accorse di Kronin e la sua ghenga, che seguivano Bonnie. E tantomeno si accorse dei tempoliziotti che seguivano Kronin e la sua ghenga.
Il Razziatore si avvicinò alla casa. Un altro passo. Un altro.
"Fermo dove sei, Razziatore!" disse una voce. Il Razziatore si volse, e vide Kronin, e la sua gente, puntargli contro le armi. Un fucile alfa4. Il Razziatore li conosceva bene. Sparavano raggi laser mortali, quasi immediati.
"Che vuoi, Kronin?" domandò.
"Non è ovvio? Ragiona, allocco! Sono stato io a condurti qui! Ti prenderò quel che per te vale più di qualsivoglia missione!" rise Kronin.
"E così era una trappola... Doveva aspettarmelo, da un verme come te! Coraggio, verme, sparami se ne hai il coraggio!" sibilò il Razziatore.
"Kronin non è un debole!" ringhiò Kronin, impugnando il fucile. In quel momento...
"In alto le mani!" una dozzina, e più, di Tempoliziotti, si riversarono sulla scena, lanciandosi contro gli uomini di Kronin. Bonnie, disperata, cercò di vedere attraverso i raggi che volavano in tutte le direzioni.
L'aria era satura delle grida dei malviventi e dei tempoliziotti feriti, morenti, del ronzio delle armi da fuoco, del rumore inconfondibile di una rissa in corso.
"Muori, maledetto!"
"Aaaahhhh!" "Kronin! Sono troppi!"
"Spara idiota! Uccidilo!"
Il Razziatore superò un Tempolizotto che combatteva strenuamente contro un gallinaccio, e si affrettò a correre via. Doveva tornare a casa. Da Bonnie.
"Dove scappi, Razziatore?" gridò Kronin. Si liberò dei Tempoliziotti che lo stavano attaccando. Prese il fucile. E senza nemmeno mirare, sparò.
Bonnie agì d'istinto. Spostò Trip sull'altra spalla e si lanciò verso il Razziatore.
"SPOSTATI! VA' VIA!" urlò. L'attimo dopo, il raggio violetto la colpì in pieno. E Bonnie cadde, afflosciandosi a terra.
"Nooooooooooooooooooooooo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!" gridò disperato il Razziatore, correndo verso di lei e sorreggendola un attimo prima che cadesse. Bonnie respirava affannosamente, ma teneva ancora il piccolo Trip tra le braccia. Kronin rise.
"Te l'avevo detto che ti avrei preso quel che per te era più importante, Razzia...aaaaaahhhhhhhhhh!!!!!!!!!!" la sua risata si trasformò in un grido di dolore quando il Cronocomandante lo colpì sulla testa.
"Maledetto! Hai ucciso una vittima innocente!" lo aggredì furibondo, mentre altri tempolizotti sbucavano da tutte le parti e attaccavano i ribelli.
Ma il Razziatore non se ne accorse. Teneva Bonnie fra le braccia, e singhiozzava.
"Bonnie, non lasciarmi! Ti prego!" sussurrò. Bonnie lo guardò con i suoi bellissimi occhi verdi... quegli occhi che per il Razziatore significavano così tanto.
"R... Razziatore..." la sua voce era fievole, lieve. "I... io lo sapevo... per questo ti ho... ti ho seguito..."
"Perchè, Bonnie?" domandò il Razziatore tra le lacrime. "Non avrei mai voluto..." "Non c'era... altro modo... mi dispiace... tornare indietro... nel tempo... non cambierà... le cose..." gli occhi di Bonnie si offuscarono, mentre cercò di accarezzare una guancia al Razziatore. "Prenditi cura di Trip... come... rimani con lui... adesso che... sarai solo..." sussurrò.
"No, Bonnie! No!"
"Io... devo... non posso... restare..."
"NO! NO!"
"Non... dimenticarmi..."
"NO!!!!" il Razziatore era disperato. "NO!"
"Mi... mi dispiace..."
"Bonnie, ti prego, resta con me, resta con il nostro Trip! Ti prego, amore mio!" supplicò il Razziatore.
"I... io... ti... amo..." sussurrò Bonnie. Quindi, la sua testa penzolò inerte sul braccio del Razziatore. La sua mano si afflosciò nel vuoto. L'ultimo respiro si spense.
"No! No! Bonnie!" il Razziatore era troppo sconvolto per parlare, persino per singhiozzare. Abbassò la testa tra le spalle, e apparve d'un tratto piccolo e ferito, mentre stringeva fra le braccia il corpo esanime di colei che era tutto il suo mondo, e che sarebbe stata tutto il suo mondo per sempre.
Intanto, i Tempoliziotti stavano conducendo via la ghenga di Kronin. Tutti erano stati catturati. Ma ormai questo non poteva giovare al Razziatore. Il Cronocomandante si strinse nelle spalle, sconvolto da tutto quel che era appena successo.
"Signore, non dovremmo arrestarlo?" domandò McGryit.
"No, McGryit. C'è tempo. Sopratutto perchè un vero tempoliziotto non arresterà mai uno che è distrutto nel cuore come nello spirito. Mai. E questo poveretto ne ha avute fin troppe, per oggi. Torniamo a Time 0." replicò il Cronocomandante. "Un giorno forse prenderemo anche lui. Ma certo non oggi."
Il Razziatore non udì quelle parole. Era curvo su sè stesso, continuando a stringere Bonnie, esanime, tra le braccia. Il piccolo Trip, confuso da tutto ciò, piangeva. Ma le lacrime scendevano, lente e inesorabili, anche sul volto del Razziatore. Un volto che ora appariva segnato dal dolore. Kronin aveva detto la verità. Aveva preso al Razziatore quanto di più importante egli avesse.

Adesso, seduto sul letto con la foto di Bonnie tra le mani, il Razziatore piangeva di nuovo, ricordando l'unica aquila che avesse mai amato.
"Mi manchi tanto, Bonnie." sussurrò. "Sto cercando di fare del mio meglio, con Trip. Ma non potrò mai dimenticarti, amore mio. Mai. Stammi sempre vicino, Bonnie."
Con un sospiro, il Razziatore lasciò la foto e andò a osservare le stelle... e pianse, quando notò una nuova nebulosa. Una nebulosa che rappresentava un volto tanto amato, tanto atteso, tanto pianto. Il volto della sua amata Bonnie.


EPILOGO
Trip era preoccupato. Malgrado suo padre avesse detto che si trattava di un gatto, lui non ne era così sicuro. Aveva distintamente udito suo padre urlare. E sapeva anche per cosa.
"Mamma..." mormorò, guardando la foto che teneva sulla scrivania dove faceva i compiti. Ricordava sua madre, e gli mancava. Bonnie era stata una presenza così importante. "Tutta colpa di quell'idiota di Kronin!" sibilò Trip. "Sono proprio contento di avergli rubato quel quadro del 700, la settimana scorsa!"
Con un sospiro, il piccolo se ne tornò a dormire. Ma prima che sonno prendesse il sopravvento, riuscì a bisbigliare:
"Buona notte... mamma."

THE END



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